Si fa un gran parlare di sana alimentazione, di cibo e di corretti stili di vita. Spesso però il troppo parlare non è sinonimo di chiarezza.
La piramide alimentare armonizza le informazioni sull’alimentazione, e le rende fruibili in modo semplice e chiaro


Tutti abbiamo, almeno una volta, sentito parlare della piramide alimentare, se non altro perché da tempo accompagna l’etichettatura di alcune confezioni di cibi nei supermercati.
Ma partiamo dal principio, ovvero da quando un profondo cambiamento socio economico impose una riflessione sul rapporto tra uomo e cibo. La rivoluzione economica dette origine alla società dei consumi, fonte di radicali cambiamenti negli stili di vita, almeno per una grande fetta di mondo. Il miglioramento delle disponibilità economiche e il maggior benessere, la conseguente vita più “comoda” corrispose con un più facile accesso al cibo sia per quanto riguarda la varietà sia per quanto riguarda la quantità.
Paradossalmente questo maggior benessere, di fatto è coinciso con un mutamento non proprio positivo dello stato di salute della popolazione. Si registra la crescita del rischio di patologie quali obesità, malattie metaboliche, cardiovascolari e cancro, tali da diventare una condizione preoccupante che inizia a incidere sul sistema economico sanitario.
I primi a correre al riparo furono gli Stati Uniti che si fecero promotori di una nuova forma di educazione alimentare, per cui l’idea primigenia della piramide alimentare è da imputare a loro. Ancel Keys si fece promulgatore della “dieta mediterranea” come stile di vita e modello alimentare completo ed equilibrato per far fronte a quelle che si sono identificate come le malattie del benessere, dimostrando con i suoi studi le correlazioni tra abitudini alimentari e benessere. Preoccupato dell’incedere di uno stile di vita non sano, il dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti (USDA), si propose di emanare delle linee guida per consentire una scelta consapevole a fronte di un’offerta alimentare notevolmente più ricca rispetto al passato. Nel 1992 le buone prassi alimentari, fino a quel momento emanate sotto forma di opuscolo, divennero una rappresentazione grafica incentrata sui principi della dieta mediterranea, sintesi e risultato dell’elaborazione di anni di ricerche svolte al fine di migliorare le abitudini alimentari dei consumatori statunitensi. A quanto pare fu un’esperienza positiva, se ancora utilizziamo la piramide alimentare come sintesi grafica in materia di nutrizione. Ma un minimo di spiegazione a margine è necessaria altrimenti si rischia di avere un messaggio fuorviante. Iniziamo dalla forma, proprio quella di una piramide e non di una sfera o di un cubo, perché questa forma è quella che meglio illustra le diverse proporzioni, la varietà e la moderazione, che sono i tre concetti importanti della piramide alimentare.
Suddivisa in ripiani come la dispensa di una buona cucina, ciascuno dei quali ospita i gruppi di alimenti essenziali per una corretta alimentazione, in funzione delle loro caratteristiche nutrizionali. La differente grandezza dei ripiani esprime il concetto di proporzione. Gli alimenti che dobbiamo consumare in maggiore quantità sono sistemati nella base della piramide e, man mano che si sale, troviamo gli alimenti di cui moderare il consumo. La vecchia piramide prevedeva sei gruppi: alla base erano collocati cereali e derivati come la pasta, il riso e il pane. Salendo seguivano la verdura e la frutta, nel piano successivo carne, pesce e uova, ma anche il latte, lo yogurt e i formaggi. In fine al vertice della priamide erano collocati zuccheri, grassi e oli da consumare con moderazione. Se il concetto base della piramide è rimasto immutato, il moltiplicarsi delle varie piramidi fino ai giorni nostri ne evidenzia il successo e l’aspetto dinamico, al passo con i tempi e rispettoso delle culture. Subito dopo la prima piramide alimentare, nel 1993 è presentata la piramide della dieta mediterranea che conferma la validità del modello dell’omonima dieta. In conformità a questa ciascun Paese ha costruito una piramide in armonia con la propria cultura e con i propri cambiamenti socio-culturali ed economici. Perciò da “semplici” buone prassi si passa al concetto vero di dieta inteso come stile di vita. Assistiamo alla riformulazione del messaggio educativo con l’arrivo della nuova piramide alimentare che introduce importanti novità.
Per prima cosa la dieta non è più intesa solo come un insieme di
gruppi alimentari e proprietà nutrizionali, bensì è sinonimo di stile di vita.Nella nuova piramide ci sono gli alimenti, ma anche l’attività fisica, e la convivialità, l’attenzione alle produzioni locali e alla stagionalità, il tutto accompagnato da tanta acqua e da un buon bicchiere di vino bevuto in piacevole compagnia.
E allora ecco come si presenta: alla base troviamo l’acqua, poi la frutta e calice_vino_cannonaula verdura di stagione “colorata” per poi incontrare i cereali e derivati, con la raccomandazione di preferire alimenti integrali.
Troviamo poi oli vegetali, la frutta secca e i legumi che nella cultura mediterranea si completano in abbinamento con i cereali diventando una buona fonte proteica.Le spezie hanno un ruolo importante nell’esaltare i gusti dei cibi riducendo l’utilizzo del sale. Seguono pesce, carni bianche e uova come fonte proteica di origine animale insieme con il latte i latticini. Alle carni rosse, i salumi e il burro è riservata la punta della piramide nella quale si trovano gli alimenti da consumare con moderazione.
Alla base di tutto questo c’è sempre la varietà, la freschezza e la poca elaborazione nei piatti. La nuova piramide appare moderna e globale, ma sperando di non apparire banali e al contempo contradditori, si potrebbe affermare che guarda al benessere con un approccio moderno olistico e globale e al tempo stesso rispettoso delle identità culturali e religiose con una forte connotazione rivolta alla valorizzazione delle risorse locali.
In modo molto empirico questo è presto confermato dalla forte connotazione sensoriale che la nuova visione della piramide
supporta, e a ben vedere è quella che si può chiamare Piramide Sensoriale dove assumono un ruolo importante l’utilizzo delle spezie per esaltare i sapori e l’attenzione ai colori dell’orto, fonte implicita di importanti nutrienti (i 5 colori della salute) e la freschezza che preserva i colori, i sapori e i profumi.

In modo molto empirico questo è presto confermato dalla forte
connotazione sensoriale che la nuova visione della piramide supporta, e a ben vedere è quella che si può chiamare Piramide Sensoriale dove assumono un ruolo importante l’utilizzo delle spezie per esaltare i sapori e l’attenzione ai colori dell’orto, fonte implicita di importanti nutrienti (i 5 colori della salute) e la freschezza che preserva i colori, i sapori e i profumi.

Il benessere non è solo fisico, ma psicofisico, perché il piacere è parte integrante del benessere.

 

Dott.ssa Maria Cristina Dore