La Dieta Mediterranea

Patrimonio dell’’UNESCO

Con il termine dieta, oggi, si configura un regime alimentare ipocalorico, restrittivo a tutto tondo. Ciò che però più preoccupa è che la restrizione include anche la qualità della materia prima. Nell’immaginario collettivo, si ha la convinzione, che sinonimo di dieta sia “poco”, “light”, e possibilmente il cibo deve essere insapore e inodore. Si è indotti a pensare che anche l’odore, il sapore e il buon gusto siano detentori di un apporto calorico che rovina la nostra perseguita e talvolta mai raggiunta “buona forma” fisica, nella speranza che includa anche quella emotiva.

Parlare oggi quindi di Dieta Mediterranea diventa difficoltoso, trovandoci a navigare nel mare magnum delle diete, spesso identificate da un nome proprio di persona, la cui proprietà e appartenenza giustifica l’elevato  costo economico.

La Dieta Mediterranea sfugge a tutte queste sovrastrutture epidemiologiche che la “modernità alimentare” ha portato. Può sembrare una contraddizione in termini, ma si tratta di una dieta, non com’è ormai concepita nell’immaginario collettivo, bensì come vuole il significato etimologico del termine: dieta uguale modo di vivere.

Certamente è per questo suo significato che il 16 novembre del 2010 la dieta mediterranea riceve dall’UNESCO il riconoscimento di patrimonio culturale intangibile dell’umanità che almeno in parte ne sancisce il suo valore intrinseco.

Tale riconoscimento coinvolge i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo come Grecia, Spagna, Francia, i Paesi settentrionali dell’Africa e quelli del vicino Oriente.

La cultura dei popoli del Mediterraneo ha trovato nell’alimentazione uno degli aspetti unificanti più originali che, unendoli nella diversità, ha dato vita ad un unico sistema di valori e tradizioni che includono il cosa e il come mangiare.

“Mangiare” implica un tratto culturale forte, oltre ad elaborazioni concettuali ed estetiche che nel tempo si sono succedute. Ma ad essere sinceri, la semantica, che impropriamente definisce “cucina povera” molte delle elaborazioni gastronomiche della Dieta Mediterranea, ci ha portato a snobbare salubrità, sapori e senso di appagamento sensoriale e gastrico di questa alimentazione. Fu un medico americano, Ancel Keys, che studiò e dimostrò la validità scientifica di questo stile alimentare, battezzando la Dieta Mediterranea quale miglior stile di vita per vivere meglio e più a lungo.

Ma come avviene nel cammino dei secoli, la Dieta Mediterranea si è continuamente rinnovata e modificata: gusti e mode sono stati abbandonati e poi ripresi

Oggi ci siamo troppo discostati dal suo significato originale, vivendo con troppa razionalità la naturalezza della relazione uomo-cibo attraversata dalle nuove tendenze sociali, dagli stili di vita troppo “fast” che necessariamente ricadono sul “food”.

Però, per dirla in termini gastronomici, che significa Dieta Mediterranea?

Cibo sano, fresco, sicuramente di stagione. La dieta mediterranea si inserisce nella civiltà del grano, quindi per sua natura, con radici nella terra. I prodotti vegetali hanno un ruolo molto importante, per cui i protagonisti sono i cereali, gli ortaggi, la frutta e la verdura. I grassi sono in prevalenza vegetali ed è proprio l’olio di oliva a rappresentarli, ma non di rado la frutta secca è presente su questa tavola. Sempre nella filosofia dell’uso, ma non dell’abuso, fra le proteine di origine animale di rilievo ci sono le uova, i latticini e il pesce accompagnati da un bicchiere di vino che a buon diritto possiamo definire “buono”. Spesso tutto questo si riassume nei piatti unici. Sì, unici alla vista, al gusto e per il loro apporto nutrizionale completo. Basti pensare alla pasta e fagioli, ai risi e bisi e non ultima …la pizza. Il grande valore aggiunto della dieta mediterranea lo si ha nella forte caratterizzazione sensoriale che racconta la nostra storia, dove i profumi e i sapori ancorano i ricordi  e narrano storie di uomini e cibo. L’arte di mettere insieme tutto questo non è solo una prerogativa di grandi chef, ma attiene a quello che già abbiamo chiamato “buon gusto” e recupero dell’alfabetizzazione sensoriale. Sono i nostri sensi, infatti, ad avere lo scettro del comando se considerati nel loro ruolo primigenio di strumenti indispensabili per rilevare le informazioni che arrivano dal mondo che ci circonda.

Dott.ssa Maria Cristina Dore