Sipo è lieta di comunicare che sono nuovamente disponibili i Peperoncini Freschi 100% coltivati in Italia, selezionati e confezionati in carta riciclata e film microforato, ideali per sperimentare, arricchire, aromatizzare e guarnire piatti casalinghi e di ristoranti gourmet.

I NOSTRI PEPERONCINI

• 100% Made in Italy 
• Continuità delle consegne 
• Qualità costante
• Filiera controllata 
• Zone vocate di produzione 

Curiosità
• L’uomo conosce il peperoncino da seimila anni. Il peperoncino si è diffuso in tutto il mondo con grande facilità per due motivi: I semi conservano il loro potere germinativo per due o tre anni, pressoché in tutte le condizioni climatiche, e poi i semi attecchiscono con facilità anche sul davanzale di una finestra.
• Il medico ungherese Albert Szent Giörgyi nel 1937 ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina per aver isolato la vitamina C dal peperoncino.
• Se il vostro peperoncino è tra i primi nella Scala di Scoville e volete “attenuarlo” un po, gli esperti consigliano di metterlo a bagno per un’ora in aceto e sale, nella proporzione di 4/1. Ricordate inoltre che più la cottura è lunga e più diventa pronunciato il sapore piccante. Più semplicemente, per attutire la piccantezza basterà eliminare la placenta, costituita da filamenti bianchi che si trovano in alto, vicino al picciolo e ai semi. E’ in questi filamenti infatti che si concentra la capsaicina, l’alcaloide che conferisce ai peperoncini il caratteristico sapore piccante.
• Insetticida. Grazie ai suoi componenti, il peperoncino di Cayenna ha proprietà che possono protegger le piante dell’orto contro i loro nemici, specialmente contro certe malattie e alcuni insetti. Si può preparare un insetticida e pesticida casalingo schiacciando due peperoncini e uno spicchio d’aglio e mescolandoli a un litro d’acqua. Si lascia macerare il tutto per 24 ore, si aggiunge un cucchiaio di detersivo per i piatti, quindi si polverizza sulle piante malate o attaccate dagli insetti. Ricordiamo che è sempre meglio indossare i guanti e anche un paio di occhiali quando si maneggia la polvere di peperoncino.
• Riti scaramantici. Il frate Bernardino di Ribera da Sahagún racconta un’antica abitudine degli antichi mercanti Aztechi. Quando tornavano a casa senza aver venduto la loro merce, la sera, mettevano nei teli delle mercanzie, due peperoncini. Gli davano peperoncino da mangiare, sperando di vendere di più il giorno dopo. 
• Il Messico è il paese che registra il più alto consumo di peperoncino. Il consumo annuo del frutto fresco, si calcola in cinquecentomila tonnellate. In sessantamila quello secco. Nel 1985 il valore della produzione è stata calcolata in 15.000 pesos. Più di 900 milioni di euro. In media ogni messicano mangia 6 Kg di peperoncino fresco e mezzo Kg di peperoncino secco all’anno.
• Gli antichi Maya mettevano in bocca dei peperoncini, quando avevano infezioni alle gengive. La dottoressa Millicent Goldschmidt, dell’Università del Texas di Houston, ha certificato la validità di questa pratica. Il peperoncino, ricco di Vitamina C, combatteva e aiutava a guarire le malattie delle gengive.
• Nell’antico Perù il peperoncino era usato come mezzo di scambio. Le bacche senza picciolo e liberate dai semi, erano chiamate “guaine” e venivano usate nei mercati come moneta. Fino alla metà del XX secolo, nella piazza del mercato di Cuzco si potevano comprare merci con una manciata di peperoncini (in genere una mezza dozzina) detta rantii.
• Nella vallata centrale del Messico, dove vivono discendenti degli antichi Aztechi, i neonati sono protetti dalle sventure con una croce formata da un peperoncino e un rametto della stessa pianta. Deve essere collocata sotto la stuoia dove dormono la madre e il bambino. Se nonostante questo il bambino si ammala, i genitori devono procurarsi un peperoncino da quattro venditori diversi, in modo che i loro negozi siano disposti in forma di croce. Dopo si cominciano le cure.
• In tutto il mondo, e specialmente in Messico, ci sono gare di mangiatori di peperoncini. I più famosi sono in Louisiana, dove si fa una gara con peperoncino Jalapeño. Durante il Peperoncino Festival, che si fa a Diamante, c’è la finale nazionale del Campionato italiano mangiatori di peperoncino. Eliminatorie in tutta Italia e poi la finale a Diamante. Ai partecipanti vengono dati piattini con 50 gr. di peperoncini tagliuzzati. Li devono mangiare accompagnando solo olio e pane a volontà. La gara dura 30 minuti. Vince chi mangia più peperoncini. Partecipano alla gara concorrenti maschi e femmine e vengono assegnati due titoli.
• Le punte dei peperoncini sono sempre poco piccanti. In questa parte infatti c’è una concentrazione minima di capsaicina che è “responsabile” del sapore piccante. E’ ricorrente fra amici lo scherzo di far assaggiare le punte per rassicurarli ed incoraggiarli… per poi sorridere quando si mangia il resto e la bocca brucia.
• Molte tribù indiane dell’America del Nord e del Sud utilizzavano il peperoncino come valuta per i loro commerci. Per loro era anche un potente talismano capace di proteggere dal male. Perciò legavano ghirlande di peperoncini alle loro canoe. Servivano ad allontanare gli spiriti cattivi dell’acqua. Anche oggi in Calabria e in Abruzzo c’è l’abitudine di appendere corone di peperoncini dietro la porta d’ingresso col compito di allontanare ogni tipo di nemici. Ecco alcuni rituali brasiliani: “Per assicuravi la fedeltà di vostro marito preparategli una bistecca con sale, cipolla e peperoncino e servitegliela a pranzo. Conservatene gli avanzi e sotterrateli sotto la porta della cucina” … ammesso che non si sia mangiato tutto, diciamo noi! “Per viaggiare senza inconvenienti, portate con voi 7 peperoncini Dacosta seccati”. “Per recuperare denaro che vi è dovuto, andate fino a una pianta di peperoncino e dite tre volte: ‘Ewè, est mi kalù’, strappate sette foglie della pianta per sfregarvi la pianta dei piedi prima di andare dalla persona che vi deve il denaro”.
• Gli antichi Maya mettevano in bocca dei peperoncini, quando avevano infezioni alle gengive. La dottoressa Millicent Goldschmidt, dell’Università del Texas di Houston, ha certificato la validità di questa pratica. Il peperoncino, ricco di Vitamina C, combatteva e aiutava a guarire le malattie delle gengive.

Peperoncino come difesa
In America sono state messe in commercio bombolette spray con capsaicina, usate come difesa personale. Con una di queste bombolette a portata di mano le signore americane possono tener lontani i malintenzionati. Lo spray alla capsaicina, spruzzato al momento giusto, li allontana definitivamente. Di recente, al posto delle bombolette, sono state fatte penne, accendini ed altri oggetti. Sempre contenenti spray alla capsaicina. Ma l’utilizzazione del peperoncino per “uso bellico” non è un’idea recente. Già gli Incas nella loro guerra contro gli invasori spagnoli, in condizioni di vento favorevole, bruciavano il peperoncino piccante sul campo di battaglia. Il fumo infuocato, portato dal vento, accecava temporaneamente i nemici e gli Incas riuscivano a fuggire o a guadagnare tempo per organizzare la difesa. Nel 1964 l’U.S. Army ha condotto esperimenti per utilizzare la capsaicina come “arma non letale e non lesiva”, solo temporaneamente invalidante. Un’arma utilissima per guerre civili, sommosse e attentati di persone.