I costi del packaging sostenibile siano condivisi lungo tutta la filiera

Intervento del retail expert Giampaolo Ferri. Guarda il video della trasmissione!

Creare sistemi agroalimentari sostenibili non è affatto semplice: il mondo dell’ortofrutta vanta tante esperienze che utilizzano packaging ecosostenibili e altre che danno una seconda vita ai prodotti. Di questi temi si è parlato nell’ottava puntata del ciclo ‘La Natura Dal Campo alla Tavola‘ in onda su 7 Gold sabato scorso e dal titolo ‘Economia circolare per creare valore‘. 

In questo periodo, il tema del costo delle materie prime è al centro dell’attenzione. Riguardo ai costi del packaging sostenibile, l’esperto Giampaolo Ferri ha detto che “La Gdo deve farsi carico, almeno in parte, dei maggiori costi di questi imballaggi. Non possono essere sostenuti solo dalle aziende confezionatrici. D’altro lato, la Gdo non può neppure ‘caricare’ troppo i costi, perché altrimenti andrebbero a pesare sul consumatore finale. Non è facile raggiungere un equilibrio che soddisfi tutti, specialmente in questo periodo. Ma il trend dell’ortofrutta confezionata è in ascesa e, con esso, la richiesta di confezioni sempre più rispettose dell’ambiente”.

A tal proposito, Massimiliano Ceccarini di Sipo ha ricordato tutti gli sforzi della sua azienda per trovare e utilizzare confezioni sempre più sostenibili, a seconda della richiesta dei clienti.

Sul tema del riutilizzo di ciò che una volta sarebbe stato uno scarto, un esempio concreto arriva dalla filiera del fico d’India. Se la versatilità della polpa del frutto è ben conosciuta per via delle sue proprietà nutraceutiche e nutrizionali, si apre un vero e proprio mondo quando si parla dell’utilizzo degli scarti della pianta.

“Non c’è una sola parte di questa pianta che noi non riutilizziamo: dal fiore al cladoide, dalla buccia al seme – ha affermato Salvatore Rapisarda, direttore del Consorzio Euroagrumi OP di Biancavilla (Catania) – Oggi siamo riusciti ad azzerare del tutto gli scarti e stiamo studiando altri sistemi per la valorizzazione di alcuni bioprodotti, in un’ottica di economia circolare”. “Abbiamo già ottenuto dei piatti biodegradabili dalle pale di fico d’India (foto sopra) da usare a tavola. Sono praticamente delle pale svuotate dalla parte acquosa interna. Sono totalmente sicuri e si possono usare per alimenti non troppo caldi, altrimenti il piatto si piega un po’. E, volendo, si possono anche mangiare. Si tratta di un progetto di ricerca portato avanti in collaborazione con alcune Università. È solo un esempio – ha aggiunto Rapisarda – per far comprendere che, in molti casi, è possibile creare un’economia circolare virtuosa che non genera sprechi, ma riutilizza tutto”.

Le realtà virtuose che recuperano tutto il recuperabile trasformandolo in valore per la comunità e il territorio dove operano non possono prescindere dalle conoscenze, per poter scalare i processi produttivi nell’ambito di un’economia circolare, nell’ottica anche di fare profitto.

Sandro Colombi, direttore di Lamboseeds, ha ricordato come la “ricerca sta andando sempre di più nella direzione di selezionare varietà di verdure più resistenti alle malattie e adattabili a climi aridi, ragionando in un’ottica di acqua sempre meno disponibile e, quindi, di irrigazioni con frequenze minori. Ma non è facile, specialmente utilizzando le tecniche tradizionali e non gli Ogm”.

Il tecnico Stefano Pazzagli ha descritto come un’azienda di lavorazione delle verdure come Sipo di Bellaria Igea Marina (Rimini) riesca a a riutilizzare le proprie acque per ridurre al minimo gli sprechi. “L’acqua usata per lavare le verdure viene poi depurata in una vasca di stoccaggio e fatta ulteriormente decantare in un laghetto aziendale. Da qui, viene usata di nuovo per irrigare, mentre quella non utilizzata torna al mare”. Un altro tema toccato durante la puntata è stato quello della gestione delle eccedenze di prodotto. Ancora Rapisarda: “L’Unione europea permette un ritiro pari allo 0,5% del totale, nel caso delle annate di crisi, e il prodotto deve essere distribuito a enti che si occupano di assistenza ai bisognosi. Al di là del fatto che offrire prodotto a chi si trova in stato di bisogno solo se vi sono eccedenze non è molto logico: la norma dovrebbe essere modificata in modo che, se non si hanno annate di crisi, quello 0,5% l’anno possa essere messo da parte e recuperato invece nell’annata problematica”.

È intervenuto anche Giovanni Bruno, presidente della Fondazione Banco alimentare Onlus. Nel 2021, con la Colletta del Banco Alimentare sono state raccolte circa 7.000 tonnellate di cibo, l’equivalente di 14 milioni di pasti nonostante il momento particolare e i disagi dovuti al maltempo in numerose località. Il Banco Alimentare promuove il recupero delle eccedenze alimentari e la loro redistribuzione. Sono circa 7.600 le strutture caritative che assistono quasi 2 milioni di persone in difficoltà. Nel 2021 ha distribuito oltre 80.000 tonnellate di alimenti. A concludere la trasmissione, condotta dal giornalista Cristiano Riciputi, i contributi esterni con due ricette: una tipica siciliana con Maria Scalisi e una più innovativa a cura dello chef Claudio Di Bernardo del Grand hotel di Rimini.

Fonte: FreshPlaza