Cavatelli Con Rucola (ricetta)

Un buon piatto di pasta mette d’accordo tutti, è democratica e politicamente corretta sia che si tratti di ricchi o meno ricchi, piccoli o grandi, uomini o donne. La stessa plasticità vale per i vegetariani o i vegani, i salutisti, i goderecci o i pasticcioni. Ce n’é per tutti i gusti e per tutte le tasche, talvolta l’unico oggetto del contendere rimane il condimento. La pasta ha un ruolo importante nella dieta mediterranea per la quale il riconoscimento dell’Unesco ne ha sancito il valore.

Che sia pasta secca, pasta fresca o all’uovo, in realtà è sempre stato come avere una tela su cui creare, utilizzando gli ingredienti come una grande tavolozza di colori.

Una di queste grandi tele è il cavatello, pasta fresca tradizionale del molisano ma non di meno presente nelle terre dell’Italia del centro sud.

Tradizione, semplicità e sapore sono una triade vincente, e nel caso dei cavatelli lo è certamente.

La farina, l’acqua e il sale con o senza l’aggiunta dell’uovo, danno vita a un impasto che si anima e prende forma nell’atto di strisciare sulla spianatoia piccoli pezzi d’impasto, corteggiati dai condimenti tipici come ragù o verdure, o ingredienti derivati dall’innovazione e dal dialogo tra culture.

I Cavatelli, con la rucola nell’impasto, coccolati da un seghetto di pomodorini freschi, rucola e olio extravergine d’oliva e pepe nero “QB” (quanto basta perché sia buono!), si propongono come un piatto fresco di gran sapore. Saranno le circostanze a decidere se consumarli come piatto unico,  o come la prima portata di una pasto del “chi ben incomincia…”

Infatti, oltre per il suo valore antropologico, culturale, gastronomico o sensoriale, certamente è un valido aiuto per il moderno approccio al cibo. Davanti all’eterno dilemma tra i tempi da fast food e la qualità da slow food, i cavatelli, per la ricchezza nutrizionale, possono essere consumati sia come piatto unico se il tempo sfugge, o come confort food se il tempo avanza. Il condimento proposto ben si presta ad entrambe le scelte.

L’apologia della pasta ha una sua ragion d’essere nella valenza nutrizionale di gran pregio che si palesa con l’ancestrale piacere che ci induce a mangiarla. E’ una fonte importante di carboidrati complessi che sono i nutrienti maggiormente rappresentati in questo alimento (circa il 70%) L’apporto proteico, modesto nella pasta di semola, subisce un incremento dall’aggiunta delle proteine dell’uovo così come accade per i grassi, irrilevanti nella pasta comune. Le vitamine e i sali minerali sono strettamente correlati con il grado di raffinazione delle farine così come le fibre. La pasta, ha inoltre un ottimo potere saziante, è di buona digeribilità, e fornisce energia pronta all’uso mantenendo costante i livelli d’insulina, minimizzando i picchi glicemici grazie carboidrati complessi.

Un buon piatto di pasta è considerato un cibo del buon umore, forse anche perché stimola la produzione di serotonina, detta ormone della felicità, un neurotrasmettitore che interviene nel controllo dell’appetito e del comportamento alimentare, determinando una precoce comparsa del senso di sazietà. Regola i ritmi sonno veglia e modula i toni dell’umore. Tutto questo evita gli spiluccamenti giornalieri dovuti al non sentirsi sazi e appagati.

La rucola completa il quadro gastronomico con la sua firma indelebile. A seconda che si tratti della varietà che cresce spontanea o di quella coltivata, il gusto si fa più o meno marcato e persistente, piacevolmente aromatico e speziato, tal volta piccante. Oggi è molto utilizzata per arricchire, sottolineare o determinare il gusto nelle preparazioni gastronomiche, ma sono di pregio anche le sue proprietà medicamentose. Stimola l‘appetito, favorisce la digestione e svolge azione diuretica e stimolante per il fegato. Contiene sali minerali importanti come il potassio, il calcio e il fosforo, ma anche vitamine come l’acido folico e la vitamina C grazie alla quale ha avuto un ruolo importante in passato nella prevenzione dello scorbuto.

Se poi ancora si dovesse trovar scritto che la pasta fa ingrassare, si sappia che la notizia potrebbe avere un qualche fondamento di verità ma ciò e direttamente proporzionale alla dimensione della porzione.

Dott.ssa Maria Cristina Dore